Mali, una guerra neocoloniale

Mali, una guerra neocoloniale

FORMICHE rosse: scade sabato 30 marzo il termine per partecipare alla 12esima edizione dei premio letterario promosso dall’ Arci di Siena. 
Trascurati e marginalizzati dal colonialismo francese e poi dal governo maliano, i suoi abitanti, che non hanno suscitato interesse e attenzione neanche con la scoperta e lo sfruttamento dei giacimenti minerali della loro terra, ricca di petrolio, gas e uranio, oggi sono vittime di una più grande sciagura: il loro territorio è diventato il teatro di una guerra condotta dal cielo e dalla terra, di un ulteriore episodio della “guerra al terrorismo”.Chi ha preparato questa guerra – che è stata preparata da tempo – e chi è disposto a sostenerla ha previsto e tenuto conto delle sue ricadute, dei suoi tragici cosiddetti effetti collaterali su una popolazione già povera, che sarà costretta a centinaia di migliaia a vivere la condizione di profugo? Testimoniano l’abbandono di queste terre il fatto che le piste delle carovane dell’Azawad sono percorse dai traffici illeciti della droga di provenienza latino-americana, delle armi, degli uomini. Nelle città di questa regione hanno trovato rifugio e base milizie armate jihadiste che da questi traffici e dai sequestri di persone traggono risorse per le proprie armi. Molti degli abitanti di queste terre da pastori poveri si son trasformati in esattori del diritto di transito di queste merci illegali, o sono coinvolti nel contrabbando. Altri, mercenari al servizio di Gheddafi, sono tornati nelle loro terre contribuendo, con la complicità di molti paesi,a proclamare l’indipendenza della regione tuareg sotto la guida del Movimento nazionale per l’indipendenza dell’Azawad, costretto poi a lasciare il potere a chi lo aveva aiutato, ai jihadisti di Aqim (Al Qaeda nel maghreb islamico) e di altri gruppi terroristici. In questo spazio ex-coloniale valgono ancora gli obiettivi del colonialismo, salvaguardare  gli interessi della madrepatria, delle sue élite economiche e politiche, spartendo le risorse delle materie prime con le élite e coi dittatori locali. I diritti delle popolazioni, compreso quello all’autonomia, non valgono nulla. L’obiettivo principale della Francia è riprendere il controllo di quei territori, riaffermarsi come potenza regionale, operando per sconfiggere in questo caso le poche migliaia di armati delle milizie jihadiste, che troveranno rifugio altrove e che altrove come in Siria, come parte dell’esercito libero, sono sostenute da varie potenze. Lo può fare in complicità più o meno esplicita con i governi della regione, con la ex-colonia Algeria e con gli Stati Uniti. Lo fa senza rispettare la ‘Risoluzione 2085′ del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che chiede una presenza multidisciplinare non solo militare, quest’ultima da affidare a una missione africana, chiedendo all’Europa un contributo per ridare efficienza all’esercito regolare maliano.Lo fa col sostegno politico e materiale dell’Unione Europea, Nobel per la pace, e dell’Italia, che ripudia la guerra, che partecipa con il sostegno logistico e non con l’intervento diretto, per cercare di rispettare, nella forma e con po’ di ipocrisia, il mandato dell’Onu.Ancora una volta si è data voce alla sola opzione militare, che è sempre una sconfitta, sapendo bene per esperienza che il terrorismo si combatte su diversi fronti, non solo su quello repressivo. Ancora una volta la politica estera dei paesi europei dimostra la sua miopia e la sua inadeguatezza, concependosi come sola difesa e affermazione dei propri interessi, o meglio di quelli delle proprie élite economiche e finanziarie, e non come partecipazione attiva a costruire convivenza civile, pace, benessere, promozione dei diritti, ridistribuzione delle ricchezze, giustizia sociale.

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