Osservatorio nazionale dell’associazionismo, “No alla soppressione”

Osservatorio nazionale dell’associazionismo, “No alla soppressione”

Il recepimento della Direttiva n.52 rappresenta un passo avanti nel difficile rapporto tra le persone di origine straniera e la pubblica amministrazione, con particolare riguardo al mondo del lavoro. È infatti questo lo spazio nel quale, anche secondo i recenti dati pubblicati da UNAR, si realizza la discriminazione più forte nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici migranti. La ragione di questa straordinaria discriminazione sta principalmente nella debolezza e nella ricattabilità del lavoratore, derivante dalla condizione giuridica e dallo squilibrio tra datore di lavoro e lavoratore determinato dalla regole sull’ingresso e soggiorno degli stranieri. 
 Abolire l’Osservatorio nazionale significa di fatto vanificare l’attuazione della Legge 383/2000 di riconoscimento dell’associazionismo di promozione sociale, un comparto che in Italia coinvolge migliaia di organizzazioni e milioni di persone: cittadini che hanno scelto di impegnarsi in attività di pubblico interesse, dai servizi sociali alla cultura, allo sport, alla tutela dell’ambiente, alla promozione della socialità e della partecipazione civica.Questo mondo rappresenta una risorsa per tutto il paese, che andrebbe riconosciuta e sostenuta dalle istituzioni. Il Governo Monti sta facendo l’esatto contrario, e con la decisione odierna dà un colpo di grazia all’associazionismo che nei mesi scorsi aveva già pesantemente penalizzato con l’abolizione dell’Agenzia per il Terzo Settore.Avevamo già duramente criticato quella scelta, che ci priva di un interlocutore istituzionale capace di svolgere un prezioso ruolo di terzietà nel rapporto fra terzo settore e pubblica amministrazione. Il Governo aveva risposto alle nostre critiche annunciando di voler valorizzare maggiormente il ruolo degli osservatori di associazionismo e volontariato e chiedendo la disponibilità delle associazioni in tal senso (intento confermato in riunioni ufficiali non più tardi di un mese fa).Ora ci si rimangia l’impegno e si azzerano pure gli osservatori. Difficile non vedere in questa scelta l’intento di cancellare ogni sede di confronto istituzionale e di collaborazione con i soggetti del terzo settore, del resto coerente con l’approccio di un Governo che sembra voler disconoscere il ruolo dei corpi intermedi mortificando il contributo che i soggetti sociali possono portare allo sviluppo del Paese.Pensare di ridurre i costi della pubblica amministrazione tagliando proprio sugli strumenti della partecipazione e della rappresentanza sociale è un errore gravissimo, destinato a ripercuotersi con effetti molto negativi sulla coesione sociale e sulla qualità della nostra democrazia.Per questo invitiamo il governo a rivedere le proprie scelte e chiediamo a tutte le forze politiche di adoperarsi per modificarle in occasione della discussione parlamentare sulla spending review. L’associazionismo sa di essere una risorsa della società italiana e non intende rinunciare al diritto di poter esercitare il proprio ruolo al servizio del Paese.

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