Arci su Bonus Bebè, “Il welfare non è uno slogan”

Arci su Bonus Bebè, “Il welfare non è uno slogan”

 Il c.d. Bonus bebè di 80 euro per ogni famiglia con un nuovo nato, a reddito familiare inferiore a 90.000 euro, annunciato dal Governo nei giorni scorsi, ha certamente un pregio: riporta al centro del dibattito politico il tema degli investimenti per l’infanzia.Se vogliamo però che questi investimenti siano efficaci e vadano veramente nella direzione di promuovere il benessere e i Diritti di bambini e ragazzi, c’è bisogno di provvedimenti mirati e meno dispersivi nell’utilizzo delle Risorse.Il contesto attuale delle condizioni di vita dei bambini e delle loro famiglie è infatti caratterizzato da una povertà crescente e da diseguaglianze sempre più profonde tra le diverse Aree del Paese. I tagli effettuati al welfare negli ultimi anni, ed in particolare quelli alla spesa per l’Infanzia e l’Adolescenza, hanno accelerato e aggravato queste tendenze. In tale quadro di riferimento, il provvedimento annunciato dal Governo rischia di incidere molto poco sul benessere e sulla qualità di vita dei bambini.Con l’aumentare di differenze e diseguaglianze nel nostro Paese, i bambini e i giovani sono le vittime più colpite: la povertà delle famiglie è in aumento (l’indice di povertà assoluta è passato dal 3,9 al 12,2 negli ultimi 5 anni. Solo tra il 2012 e il 2013 i bambini in povertà assoluta son o aumentati di 400.000 unità); il divario nel livello dei servizi tra le Regioni è drammatico e continua a crescere (l’indice di presa in carico negli asili nido in Calabria è di poco superiore al 2%, in Emilia Romagna poco sotto il 30%); tali differenze determinano scarti significativi tra i livelli di benessere dei bambini e dei ragazzi a seconda del Comune di Residenza, del reddito familiare o del livello di Istruzione (l’obesità in età pediatrica, il livello di sedentarietà o il rischio dipendenze sono maggiori al Sud, nelle famiglie più povere e meno istruite. Dati ISTAT – BES 2013). Queste evidenze denunciano il fallimento di un sistema di welfare che non riesce ad assolvere alla propria funzione principale, quella di offrire pari opportunità per tutti i cittadini.Oltre ad essere un problema di Diritti negati, è seriamente in gioco l’investimento sul Capitale Umano del nostro Paese, se è vero che l’impatto sul PIL futuro degli investimenti sull’infanzia è di gran lunga più ampio e duraturo di qualsiasi altro tipo di investimento sul welfare (secondo il Nobel per l’Economia Heckman, 1 euro investito sull’educazione prescolare comporta un rendimento atteso tra i 6 e i 12 euro).Arciragazzi e Arci ritengono che, in questo scenario, assegnare un bonus bebè della stessa entità a tutte le famiglie con reddito familiare inferiore ai 90.000 euro rischia di disperdere Risorse essenziali che potrebbero invece essere indirizzate verso il consolidamento e il rilancio del sistema di welfare. Secondo recenti dati ISTAT, infatti viene stimato (rielaborazione lavoce.info su ISTAT ‐ Silc 2013) che l’85% dei bambini nella fascia 0‐3 vive in famiglie con reddito familiare inferiore ai 30.000 euro. Questo vuol dire che il provvedimento annunciato dal Governo avrebbe un carattere, di fatto, universalistico. Di per sé il fatto è positivo, anche perché l’Italia è uno dei pochi Paesi in cui non sono previsti sussidi o incentivi per i nuovi nati (cosa che invece accade in Francia e in Germania, con livelli ben maggiori degli 80 euro di cui si parla oggi), e il tasso basso di natalità (1,4 figli per mamma) così come l’irrisorio tasso di occupazione femminile (47%) ne sono la conseguenza drammatica.Purtroppo però il livello di diseguaglianze descritto finora non può essere aggredito da un provvedimento che attribuisce lo stesso bonus, in tutta Italia, a una percentuale così ampia di famiglie e senza indirizzarlo necessariamente verso il rafforzamento di un servizio specifico o la promozione di un Diritto.Don Milani ci ricordava infatti che “non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”. Curioso inoltre che la somma stanziata per il provvedimento sugli 80 euro (ovvero 500 mln) sia esattamente pari a quanto è stato tagliato tra il 2009 e il 2014 al welfare per l’infanzia e l’adolescenza.Arciragazzi ha recentemente proposto di rifinanziare ai livelli pre 2009 i Fondi per l’Infanzia e l’Adolescenza e quella parte di altri Fondi dedicata ai bambini e ai giovani (il Fondo Nazionale sulle Politiche Sociali, il Fondo Nazionale Infanzia, il Fondo sulle Politiche Giovanili, il Fondo per le famiglie…) attraverso l’introduzione di una tassa di scopo sul c.d. cibo spazzatura. Si tratta di una proposta che ha al suo centro la promozione del benessere e dei diritti di bambini e ragazzi e che indirizzerebbe le risorse in modo più selettivo.I 500 mln stanziati dal Governo per il c.d. bonus bebé sarebbero risorse aggiuntive rispetto alla tassa di scopo proposta da Arciragazzi. Se tali risorse ci sono, meglio sarebbe allora utilizzare anch’esse per provvedimenti mirati.Alcuni suggerimenti:- l’offerta dei nidi copre oggi il 17% della domanda (contro il 35% circa dell’Europa) con un divario nord‐sud spaventoso. La stessa cifra stanziata per il bonus, utilizzata per abbattere le rette degli asili nido per le famiglie che utilizzano questo servizio, avrebbe un effetto redistributivo molto più potente (oggi la retta media in un nido è di 390 euro ca. negli asili pubblici e 480 euro ca. in quelli privati), incentivando in questo modo l’accesso al nido.- estendere la copertura dei servizi previsti dalla Legge 285/97 a tutto il Paese (oggi vale solo per le c.d. città riservatarie, ovvero le città metropolitane, ed è stata invece tagliata del 30% in questi ultimi anni) costerebbe circa 100 milioni di euro e indirizzerebbe le risorse verso la promozione di benessere e diritti oggi negati alla stragrande maggioranza dei bambini e dei ragazzi che NON vivono nelle grandi città metropolitane. Si tratterebbe di fondi indirizzati a progetti sperimentali in grado di aggredire e prevenire fenomeni di disagio e malessere (dispersione scolastica, sedentarietà, dipendenze, fumo, obesità…) e di promuovere diritti e benessere.Come ARCI e Arciragazzi siamo disponibili a un confronto su questi temi che veda al centro i bambini e i ragazzi come soggetti di diritti che oggi vengono loro negati, e che purtroppo non possono essere sostituiti con misure dispersive, senza rafforzare un sistema di welfare che sta lentamente morendo.   

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