Ha vinto la buona politica

Ha vinto la buona politica

In questo numero di ArciToscanaNews: ·   Note di lavoro verso la Conferenza di organizzazione·   Laboratorio della legalità e antimafia sociale a Mulazzo·   Clan….destini, dall’incontro con l’altro la condivisione dell’avvenire·   Racconto da una casa del popolo·   Considerazioni sulla figura di Thomas Müntzer
Non hanno pagato i toni di una campagna elettorale che Berlusconi ha voluto trasformare nell’ennesimo referendum su se stesso. Non hanno pagato la strategia della paura, la demonizzazione dell’avversario, la disarmante assenza di idee e di progetti della destra. Non è servito nemmeno invadere le televisioni in spregio alle regole del gioco.Da Milano a Napoli, da Trieste a Cagliari a Novara è arrivato un segnale chiaro di riscossa civile. Gli elettori hanno dimostrato di saper ragionare con la propria testa, di essere capaci scegliere, tributando ai candidati del centrosinistra un consenso netto, di proporzioni inattese, addirittura clamorose in alcune città. Hanno capito che cambiare è possibile, che l’entusiasmo e la passione civile possono essere anche più forti di poteri che parevano imbattibili.I successi di Pisapia, Zedda, De Magistris sono la prova che è possibile convincere a tornare a votare anche chi non ci credeva più. Bisogna solo dargli la possibilità di schierarsi davvero, non per un’appartenenza ma per un obbiettivo concreto; lasciare da parte i tatticismi e affrontare i problemi reali, provare a parlare alla testa e al cuore delle persone, tenere insieme ragione e sentimento; avere il coraggio di scegliere i candidati migliori, i più efficaci e convincenti, a prescindere dalle convenienze di bottega.Ha vinto l’Italia onesta che non ne può più di questa notte buia e chiede di voltare pagina. Questo voto è una sferzata di energia, ci dice su quale forza può contare la sinistra se solo decide di ascoltare e coinvolgere il suo popolo. La partecipazione entusiasta di tanti giovani alla campagna elettorale lo conferma. Non è vero che la gente non voglia sentir parlare di  politica: rifiuta una politica in cui non ha spazio per esprimersi, in cui vede troppi attori preoccupati solo di se stessi. Ma ha bisogno di un’idea di società per cui valga la pena di battersi, e non si tira indietro quando sente che può contare davvero.E una grande lezione, che tutti dobbiamo saper cogliere. Per rinnovarci e tornare a credere in una politica autentica, che si nutre di partecipazione popolare, capace di mobilitare passioni ed energie per cambiare davvero le cose. Il 12 e 13 giugno avremo un’altra occasione per dimostrarlo, anzitutto a noi stessi. (da Arcireport)

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