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Beni, " Ricostruire nella società un progetto di cambiamento"

A due mesi dal voto, l'Italia ha un nuovo governo. Nasce da quelle larghe intese che il centrosinistra escludeva fino a pochi giorni fa e che oggi sostiene in virtù di un stato di necessità. Non è il governo di cambiamento che il paese aspettava.

 

 

Non che sia disdicevole in assoluto che i partiti trovino punti di intesa nell'interesse generale. Ma la situazione italiana, segnata da un'emergenza economica e sociale pesante e da una crisi democratica resa ancor più drammatica dall'onda di sfiducia emersa dal voto, richiedeva un cambio di rotta radicale. La soluzione c'era: un governo di svolta per far fronte all'emergenza sociale e larghe intese sulle riforme istituzionali. Ad affossarla ha contribuito non solo il nuovo equilibrio tripolare del parlamento o la riottosità dei 5 stelle a sostenere un governo con il centrosinistra, ma soprattutto le spaccature nel PD e il comportamento indegno di una parte dei suoi eletti nel voto per il capo dello stato. Restavano solo due alternative: tornare al voto senza aver risolto alcuno dei problemi sul tappeto o fare un go­verno che provasse ad affrontarli. Si può di­scutere se la strada scelta sia una resa alla destra o un atto di responsabilità nell'interesse del paese. Intanto il centrosinistra si è diviso. In questo difficile contesto Letta ha composto un esecutivo con un forte rinnovamento gene­razionale e di genere, ha coinvolto alcune fi­gure nuove e competenti, ha fatto scelte di va­lore simbolico come quella della delega sull'immigrazione a Cecile Khyenge, la prima ministra nera. Certo, non basta questo a promuovere il nuovo governo. Ci sono i limiti, l'assenza di segnali di apertura al mondo del lavoro, un programma per ora fatto soprattutto di buone intenzioni, e i ministeri chiave affidati a persone che non garantiscono la necessaria disconti­nuità rispetto alle scelte fin qui perseguite. E naturalmente, il ritorno in campo del centro destra e di Berlusconi. Il nuovo esecutivo a questo punto, in ogni caso, da oggi in poi andrà valutato sulle scelte concrete che farà. Un go­verno sostenuto da forze che restano alternative e in competizione è un'anomalia. C'è bisogno di una sinistra che non dimentichi i suoi valori non negoziabili e non rinunci ad avere un progetto e un'idea di società. Nelle istituzioni, questo vuol dire incalzare l'azione del governo rivalutando il ruolo del parlamento in una sana dialettica democratica. Ma è anzitutto nella società che si dovrà lavorare per ricostruire un progetto di cambiamento e dare nuova unità e rappresentanza ai soggetti sociali e ai loro diritti. Paolo Beni

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