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Sabra e Chatila: 30 anni senza giustizia

Tra il 16 e il 18 settembre 1982 più di tremila palestinesi furono massacrati nei campi profughi di Sabra e Chatila a Beirut. La maggior parte erano bambini, donne e anziani.

Il massacro, perpetrato dalla Falange libanese maronita, avvenne con la complicità dell’esercito israeliano, che occupava allora il Libano. I soldati, i capi militari e il governo israeliano favorirono l’ingresso delle milizie nei campi e non arrestarono il massacro che andò avanti per due giorni. Il ministro della difesa israeliano era allora Ariel Sharon.

La comunità internazionale non ha mai accertato le responsabilità che stanno dietro questo crimine contro l’umanità. Sharon è in seguito divenuto primo ministro e il suo ruolo nella strage non è mai stato chiarito.

 

 

I Campi profughi di Sabra e Chatila sono quasi gli stessi di trent’anni fa e poca parte dell’opinione pubblica internazionale conserva memoria di quei tragici eventi. I due campi, adiacenti, sono abitati attualmente da 17mila persone, che vivono stipate in poco più di un chilometro quadrato. Sabra e Chatila si sommano ad altri 10 campi profughi in Libano e a quelli presenti in Siria, Giordania e Cisgiordania in cui vivono più di 4 milioni di persone. Quelli libanesi sono i campi in cui le condizioni di vita sono le peggiori, dove i palestinesi non hanno quasi nessun diritto civile e non hanno accesso a ben 72 professioni.

In questi giorni, anche il flusso di profughi che fuggono dalla Siria trovano principalmente rifugio all’interno dei campi profughi determinando un ulteriore sovraffollamento e peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie.

Secondo la risoluzione 194/48 dell’ONU, i palestinesi che sono stati costretti ad abbandonare i propri villaggi nel ’48 a causa dell’occupazione israeliana, hanno diritto a fare ritorno alle proprie case e alle proprie terre, ma ancora oggi vivono in campi profughi, derubati del proprio passato. Il diritto al ritorno dei profughi palestinesi è stato il principale ostacolo a qualsiasi processo di pace sia stato istituito in passato.

 

In occasione di questo trentesimo anniversario vogliamo che il massacro di Sabra e Chatila non sia dimenticato, e che la comunità internazionale si faccia finalmente carico di questo crimine e trovi gli strumenti per giudicare e condannare i colpevoli. Così come non vogliamo dimenticare che ancora oggi milioni di palestinesi vivono lo status di rifugiati da una generazione all’altra, nella totale assenza di ogni forma di diritto.

 

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