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No F35, 75mila firme per tagliare le ali alle armi

Gli italiani non vogliono fare sacrifici per i cacciabombardieri F35, soprattutto in tempi di spending review. A sostenerlo sono le organizzazioni promotrici della campagna Taglia le ali alle armi, promossa da Rete italiana per il disarmo, Sbilanciamoci! e Tavola della pace, che ha raccolto oltre 75mila firme e ha ottenuto il sostegno di 650 associazioni e oltre 60 enti locali tra Regioni, Province e Comuni. Le firme sono state consegnate solo simbolicamente, durante una manifestazione tenutasi a Piazza Montecitorio.

 

 

«Consegna simbolica - spiega il coordinatore della Rete disarmo Francesco Vignarca - perché il governo non ci ha voluto ricevere e non ha mai risposto ai nostri inviti a un confronto». Il programma per l’acquisto degli F-35 resta «una scelta costosa ed inutile che bloccherà diversi miliardi di euro in più anni mentre ai cittadini si chiedono sacrifici». Per la Campagna, inoltre, i dati presentati dal governo al Parlamento sono «palesemente fuorvianti, soprattutto sulle cifre di costo che non sono compatibili con quelle fornite sia dalle aziende produttrici sia dalle stesse forze armate statunitensi». «Non è possibile credere che compreremo i caccia a 80 milioni di euro quando gli Stati Uniti dicono che costano almeno 130 milioni». Intanto cresce il numero dei paesi che si tirano indietro dall’investimento. «La scorsa settimana il Parlamento Olandese ha votato una risoluzione per uscire dal programma, mentre l’Australia ha deciso di spostare di altri due anni la decisione di acquisto.

Polemiche in corso anche in Canada e in Norvegia perché le scelte di partecipazione al progetto sono derivate da dati fasulli e incompleti forniti da militari favorevoli al caccia F-35». Il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, intanto, «continuare a negare l’evidenza dei problemi tecnici e a ribadire i miraggi di ritorni occupazionali, industriali e tecnologici (messi implicitamente in dubbio dalla stessa Finmeccanica)», una posizione che secondo le organizzazioni della Campa¬gna costituisce solo una presa in giro verso gli italiani. Tra i temi affrontati dalla Campagna, anche la revisione dello strumento militare (il cosiddetto Ddl Di Paola) in discussione in Parlamento e la spending review varata dal governo. «Con la spesa complessiva prevista per gli F-35 si sarebbero potute evitare le scelte più rovinose - sostiene Giulio Marcon, coordinatore di Sbilanciamoci! - il taglio agli enti locali, la riduzione dei posti letto negli ospedali, la revisione delle tasse universitarie. Solo con il risparmio della mancata acquisizione di 10 F-35 avremmo potuto salvaguardare i 18mila posti letto che verranno tagliati negli ospedali nei prossimi mesi».

E sul Ddl Di Paola, secondo Flavio Lotti, «se venisse approvato così com’è entrato a Palazzo Madama ci ritroveremmo con un superministro della Difesa, dotato di poteri e autonomia senza pari, capace persino di vendere armi nel mondo. E con uno strumento militare ipertrofico, costosissimo, modellato sui livelli di ambizione di qualche generale e di un complesso industriale che sembra dettare le linee politiche ai politici. Uno strumento vicino più ai campi di battaglia che alla Costituzione».

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