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L'Arci verso il Congresso Nazionale

Da un paio di settimane sono iniziati i Congressi Territoriali nei Comitati. Prosegue così il percorso che ci porterà all’assise nazionale, a Bologna, da sempre il momento più importante della nostra vita associativa.

 

Grazie ad Arcireport ci è possibile seguire questo percorso, conoscendo territori spesso evocati nelle nostre discussioni e forse poco noti. Questa settimana, ad esempio, è la volta di Sassari e dell’Aquila, realtà molto differenti tra loro ma accomunate dall’appartenenza alla nostra associazione ed ai suoi valori. Un legame invisibile, a volte dato per scontato e, altrettante volte, derubricato ad un non meglio precisato problema d’identità. Quello di Bologna sarà un congresso nazionale davvero importante, per le scelte che siamo chiamati a fare ma anche per dare seguito al lavoro di cura e monitoraggio del territorio avviato in modo strutturato con il congresso di Chianciano del 2010. La successiva Conferenza Organizzativa di Tivoli, del novembre 2012, è stata, in quest’ottica, uno dei momenti più significativi dove hanno trovato sintesi e condivisione analisi, pensiero e proposte sulla cura del territorio e, più in generale sui temi dell’organizzazione della nostra associazione. Una Conferenza che ha saputo trasformare domande, dubbi e riflessioni in proposte concrete, a cominciare dal rafforzamento e dal riconoscimento della funzione politica ed organizzativa dei Comitati Regionali. Ne è prova la proposta sperimentale per i Comitati Regionali, contenuta nel Piano Nazionale per lo Sviluppo Associativo, documento che, nonostante alcuni limiti e notevoli margini di miglioramento, fa avanzare il piano delle proposte in questa direzione partendo proprio dall’analisi rilevata nel quadriennio 2010 – 2014. Questo è e rimane un punto dirimente, opportunamente ripreso dal documento congressuale, e da lì si deve quindi ripartire. Arriveremo così al Congresso Nazionale di Bologna con un quadro più chiaro di quello che sono e fanno i 17 Comitati Regionali nel nostro Paese e di cosa accade nei territori sprovvisti di un comitato regionale; e consapevoli che con una operatività a macchia di leopardo non è possibile risolvere l’annosa questione del rapporto tra nazionale e territorio. Sappiamo inoltre che la maggioranza dei Comitati regionali sono per lo più organizzati sulla base del volontariato dei propri dirigenti, con tutte le difficoltà che ne conseguono. Il tempo e le risorse dedicate all’analisi e alla riflessione in questi quattro anni devono quindi produrre a Bologna risposte concrete e presa in carico della riorganizzazione funzionale della rete dei comitati regionali e, contestualmente, avviare una attenta ricognizione dello stato di salute dei comitati territoriali. Questo è dare concretezza e senso al ‘prendersi cura del territorio’.

Non vi è dubbio, infine, che queste proposte non possano essere relegate a mera materia ‘tecnica’: Tivoli ha ben focalizzato come le proposte di tipo organizzativo hanno bisogno di una solida e chiara cornice politica e, soprattutto, di una idea proiettata in avanti della ‘rete Arci’ per i prossimi anni. Una idea di tutela, certamente ma, soprattutto di sviluppo. Ne sentiamo il bisogno.

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