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Tesseramento 2014

"Ci sono stelle che non stanno a guardare" e, dal 2009 a oggi, il numero di soci Arci si attesta stabilmente sul milione e centoventimila. La campagna tesseramento 2014 vuole certamente consolidare questo dato, ma ovviamente vuole cogliere con slancio anche la possibilità di rilanciare l’adesione all’Arci.

 

L’associazionismo e l’Arci in particolare, negli anni della crisi, continua ad essere una proposta a cui in tantissimi guardano e partecipano per rispondere collettivamente ai bisogni e ai desideri di socialità, ricreazione, cultura e solidarietà. Senza questo patrimonio di persone, impegno e attività l’Italia sarebbe di certo più povera e alla mercé di una disgregazione sociale ben più distruttiva di quella che quotidianamente osserviamo.

 

È per questo che lo sforzo di tutta l’Associazione, sia economico che progettuale, trova motivazioni profonde se non essenziali. C’è chi ci vorrebbe relegare ad essere una semplice appendice del secolo scorso, abbiamo invece il compito di ribadire come il nostro fare e il nostro essere siano quanto mai di profonda attualità, oltre che portatori di uno sguardo rivolto al futuro.

È troppo semplice considerare la presenza dell’Arci come qualcosa di assodato, immutabile, ‘garantito’. E questo è il più grande errore che rischiamo di fare: lo sforzo e la cura per mantenere e aggiornare la nostra presenza nella società sono esercizi poderosi che meriterebbero maggiore rispetto e valorizzazione da parte dei decisori siano essi politici o economici.

La stagione dei congressi che già in questi mesi sta attraversando l’intero corpo associativo, sarà un’ulteriore occasione in cui affermare con forza non solo il diritto all’associazionismo, ma avanzare visioni e proposte capaci di rappresentare le trasformazioni che l’Italia sta attraversando e avere il coraggio di chiedere più cielo per tutti.

In questi anni, dove tutto è messo in discussione, dove la rapidità dei cambiamenti sociali e culturali rischia di mettere a repentaglio relazioni, lavoro e democrazia, sapere che le nostre 4.883 basi associative saranno ancora attive ci permette di pensare a un presente (forse anche a un futuro) un po’ più luminoso di quello che ci dipingono le cronache. Sono loro il motore del progetto dell’Arci, dall’insostituibile ruolo di animazione sociale e culturale delle comunità locali. Sono loro i sinceri luoghi di incontro, partecipazione e autorganizzazione dei cittadini. Sono loro a tutti gli effetti i presidi di solidarietà e democrazia.

Di fronte alle difficoltà economiche e burocratiche che ne rendono sempre più complessa la gestione, necessitano di nuove competenze, progettualità, strumenti, risorse economiche; hanno bisogno di essere sostenuti nello sforzo di innovare la propria offerta associativa, così da rispondere alla mutata domanda sociale con lo sguardo rivolto alle vecchie e alle nuove generazioni, accomunate da un profondo spaesamento.

Per questo il primo obiettivo dell’Arci è consolidare le sue strutture esistenti, promuovere la nascita di nuove associazioni di base, rendere sempre più attrattiva l’appartenenza alla rete per tante esperienze locali, offrendo loro l’opportunità di essere parte attiva di un progetto collettivo di alto profilo sociale e culturale e la massima efficienza ed affidabilità nel campo dei servizi di indirizzo e consulenza.

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