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Il Cuore si Scioglie

Da oltre 10 anni Arci Toscana e Unicoop Firenze sostengono i diritti dell’infanzia in diverse parti del mondo, supportando il lavoro di organizzazioni locali attraverso la raccolta di fondi e le sottoscrizioni popolari.

In particolare, attraverso la Campagna “il Cuore si scioglie” siamo: in Perù e in Libano, a fianco dei bambini lavoratori; nelle Filippine con i bambini delle comunità povere urbane di Manila e delle comunità indigene di Mindanao e Luzon; in Niger contro le mutilazioni genitali femminili.

All’interno della Campagna, ogni anno ospitiamo delle delegazioni di bambini e adulti protagonisti dei progetti, che partecipano a decine di incontri nelle scuole, nei Circoli Arci e nelle Sezioni Soci Coop del territorio.

Perché fare solidarietà internazionale per ARCI significa farla con le nostre comunità. Per questo motivo la campagna ‘Il Cuore si scioglie’ diventa un momento di fondamentale importanza: deve dare la possibilità alle persone di incontrare direttamente coloro che beneficiano della loro generosità in un’ottica di scambio e relazione paritaria, e questo non può che rappresentare un arricchimento.

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Perù: i bambini e le bambine del Manthoc

Dove

Lima: quartieri di Villa El Salvador e Amauta.
Città di Ayacucho.
Città di Cuzco.

Contesto

Il Perù è una paese molto grande (3 volte l’Italia) e con un’economia in mano a poche persone che controllano le risorse ed intere attività produttive. Ampie fasce della popolazione vivono in povertà, e spesso i bambini sono costretti a lavorare per contribuire al sostentamento dalla propria famiglia.

Il Manthoc (Movimento degli Adolescenti e Bambini Lavoratori Figli di Operai Cristiani) svolge un’ azione di contrasto allo sfruttamento del lavoro minorile, attraverso la partecipazione attiva dei bambini e delle ragazze all’interno dell’organizzazione. I ragazzi, infatti si autogestiscono ed eleggono i propri rappresentanti ed i responsabili delle attività, mentre i collaboratori adulti, tutti ex-bambini lavoratori, svolgono solamente un ruolo di supporto e di rappresentanza legale. Le attività del movimento si svolgono nella ‘Case del Manthoc’, dove i bambini e i ragazzi possono studiare, formarsi professionalmente e politicamente, ed incontrare i propri coetanei. Nelle case, infatti, i bambini prendono coscienza dei propri diritti e della possibilità di non essere sfruttati da padroni senza scrupoli; il Manthoc difende la possibilità per il minore di poter fare lavori in condizioni di piena dignità, tutelati e protetti, per poter contribuire al bilancio familiare senza essere sfruttati. Nelle Case, prima di ogni altra cosa, i bambini riprendono il proprio percorso scolastico ed imparano a leggere, scrivere e far di conto, perché l’ignoranza è il nemico più potente dei bambini lavoratori.

Le basi associative del Manthoc sono presenti nelle tre grandi zone geografiche del paese: la parte costiera, quella montuosa e quella delle foreste. Nel complesso il movimento è attivo in 11 regioni e XX province del Perù.

LA CAMPAGNA - LE CASE DEL MANTHOC

In questi anni di collaborazione tra Arci e Unicoop sono nate tre Case del Manthoc.

La prima è stata quella di Villa El Salvador, uno dei quartieri più grandi e più poveri di Lima: nella Casa, frequentata da decine di ragazzi, sono attivi numerosi laboratori formativi e una biblioteca dove i collaboratori adulti forniscono un sostegno scolastico, impegnandosi affinchè tutti i bambini possano frequentare la scuola.

Il centro di Ayacucho, sulle Ande, è anche un ostello per il turismo sostenibile dove i ragazzi del Manthoc possono lavorare per poche ore al giorno, quando non sono impegnati con la scuola, e adeguatamente retribuiti, in modo da poter imparare un mestiere e sostenere la propria famiglia. A Cuzco, capitale dell’antico Impero Inca, qualche anno fa è nata la terza Casa del Manthoc, dove si svolgono laboratori di formazione, attività di sostegno scolastico ed attività ricreative.

Con la nascita delle case i ragazzi non devono più incontrarsi per strada ed hanno un luogo dove riunirsi, discutere del proprio futuro e divertirsi insieme. Nel 2012 è stata completata la costruzione della Casa del Manthoc di Amauta, un quartiere periferico di Lima di recente costruzione, dove vivono le nuove generazioni di poveri urbani, giovani costretti in situazioni di estremo degrado.

Durante tutto il 2012, infatti, le attività del Manthoc sono proseguite e sono cresciute in tutte le case: formazione professionale, corsi di diritto del lavoro e di educazione civica, recupero scolastico, laboratori didattici e attività ricreative.

SOSTEGNO AI PROCESSI PARTECIPATIVI

Secondo l’Art.12 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, i bambini hanno il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che li interessa.

I bambini e le bambine del Manthoc sostengono di essere il presente, non il futuro, e vogliono far applicare i propri diritti, essere protagonisti del cambiamento. A questo proposito, presso ogni base del Manthoc è stato costituito un CONSIGLIO CONSULTIVO, composto da bambini, in cui si elaborano proposte da portare alle attività locali per migliorare le condizioni di vita dei loro coetanei e di tutta la comunità.

I processi partecipativi strutturati dal Manthoc, anche grazie al contributo ARCI, stanno avendo molto successo: il consiglio consultivo di Lima è diventato un organismo interno alla Municipalità.

 

NIGER: dalla parte delle bambine

Dove

Niger, comunità urbane di Niamey e regione di Tillabery.

Chi partecipa

Arci Toscana e Fondazione ‘Il Cuore si scioglie’ onlus, insieme all’associazione nigerina Coniprat (Comitato nigerino di lotta contro le pratiche tradizionali). Coniprat è in gran parte composta da donne, impegnate nello sradicamento delle mutilazioni genitali femminili e delle altre pratiche rituali dannose alla salute delle donne e delle bambine. Il Coniprat cerca di agire anche sul quadro legislativo nazionale, dialogando con le autorità e le istituzioni locali e collaborando con le università, l’UNICEF e la FAO.

IL CONTESTO

Il Niger è uno dei paesi più poveri del mondo. Nonostante gli sforzi fatti dai governi nigerini negli ultimi anni, l'accesso all'acqua potabile rimane assai limitato, così come l'accesso alla salute di base ed all'educazione. Il tasso di mortalità infantile e materna sono molto alti.

In Niger la pratica delle mutilazioni genitali femminili è molto diffusa, sia nelle campagne che nei sobborghi della capitale Niamey. Le mutilazioni vengono praticate sulle bambine con danni gravissimi ed irreversibili sia fisici che psicologici e sono una pratica tradizionale ancestrale, che ha poco a che vedere con la religione. Le mutilazioni vengono praticate da donne, chiamate “excisseuses”, che si tramandano questo mestiere di madre in figlia da generazioni; si tratta di donne a loro volta mutilate che non hanno cognizione dei danni che producono.

Nonostante una legge contro le MGF approvata nel 2003, che prevede il ricorso al codice penale nei confronti di chi tenti di fare o faccia mutilazioni, queste continuano ad essere perpetrate, sia per mancanza di campagne di dissuasione, sia per un forte radicamento culturale della pratica.

IL PROGETTO

Arci Toscana, in collaborazione con Coniprat, promuove dal 2006 azioni volte al superamento delle mutilazioni genitali femminili. Oltre a numerose campagne di informazione e sensibilizzazione nei villaggi, il progetto prevede l’erogazione del microcredito per gruppi di donne che includono anche le ex-excisseus, che accettano di abbandonare la pratica delle mutilazioni per dedicarsi ad attività di orticoltura e allevamento. Le donne in genere investono queste piccole rendite economiche sia per la sussistenza, che per la sanità e la scuola dei loro bambini.

A marzo di quest’anno il progetto aveva interessato 170 donne,circa il 40% del numero totale delle excisseus della zona di Niamey e la percentuale di mancata restituzione del micro-credito era solamente del 2%, il che significa che il sistema funziona e responsabilizza chi vi partecipa.

Nel 2012 è stata completata la costruzione di alcune aule presso la sede del Coniprat, dove si potranno svolgere attività di contrasto alle mutilazioni, in particolare: 1. attività di formazione medica sui danni fisici provocati dalle MGF; 2. formazione professionale per insegnare un mestiere alternativo alle excisseus; 3. sensibilizzazione sui temi dei diritti dei minori e dell’inviolabilità del corpo delle bambine. L’edificio comprende anche un dormitorio ed una mensa per le donne che arrivano dai villaggi più lontani.

L’impegno concreto di Arci Toscana: in Niger con il Coniprat contro le MGF

Arci Toscana, in collaborazione con Coniprat e con il sostegno della Fondazione Il Cuore si Scioglie, promuove dal 2006 azioni volte all’eliminazione totale in Niger delle mutilazioni genitali femminili.

Oltre a numerose campagne di informazione e sensibilizzazione nei villaggi, il progetto prevede l’erogazione del microcredito per gruppi di donne che includono anche le ex-excisseus (le donne che per tradizione praticano le MGF sulle bambine), che accettano di abbandonare la pratica delle mutilazioni per dedicarsi ad attività di orticoltura e allevamento. Le donne in genere investono queste piccole rendite economiche sia per la sussistenza, che per la sanità e la scuola dei loro bambini.

A marzo 2012 il progetto aveva interessato 170 donne, circa il 40% del numero totale delle excisseus della zona di Niamey e la percentuale di mancata restituzione del micro-credito era solamente del 2%, il che significa che il sistema funziona e responsabilizza chi vi partecipa.

L’approccio utilizzato da Arci Toscana e Coniprat, basato sul lavoro di base con la comunità locale e sull’empowerment delle donne e delle bambine, oltre che sulla proposta di una valida alternativa economica a chi pratica le mutilazioni, trova ulteriore conferma della sua validità all’interno della raccomandazione ONU, che riporta e valorizza tutti questi elementi.

 

FILIPPINE: ARCI e ARCSEA per i diritti dei Bambini e delle Bambine

Dove

Filippine, comunità povere urbane di Manila e comunità indigene dell’isola di Mindanao.

CONTESTO

Le Filippine sono un paese del sud-est asiatico segnato da fortissimi contrasti: di circa 90 milioni di abitanti, un terzo vive in condizioni di povertà, con meno di due dollari al giorno, mentre la concentrazione della ricchezza è nelle mani di un’esigua minoranza. Dopo la dominazione spagnola fino al 1898, e quella statunitense fino al 1946, la storia filippina ha visto susseguirsi vari presidenti e governi caratterizzati da spesso corrotti e repressivi, che non sono riusciti a risolvere il problema più grave del paese: la povertà.

Manila è la capitale delle Filippine ed è una vastissima area urbana situata nel nord del paese, sull’Isola Luzon, che viene definita “Metro Manila”. Ci vivono 13 milioni di persone, di cui un quarto costituisce la popolazione dei “poveri urbani”. Manila è una città crudele: accanto ai quartieri di lusso e alle abitazioni dei ricchi che vivono blindati nel loro benessere indifferente, ci sono i quartieri senza luce, senza acqua con decine di migliaia esseri umani stipati nelle misere catapecchie, accanto alle fogne a cielo aperto, che ogni giorno cercano di sopravvivere in qualche modo, chiedendo elemosina per strada, vendendo oggetti ai semafori delle vie trafficate e inquinate, o cercando fra i rifiuti qualche oggetto da riciclare.

Se a Manila ci si scontra con il degrado, nelle campagne oltre alla povertà e mancanza totale delle infrastrutture di base, le popolazioni sono spesso vittime degli effetti della militarizzazione. A causa della situazione politica molto complessa, nelle Filippine sono attive due rivolte armate che l’esercito ufficiale cerca di combattere, coinvolgendo anche i civili: i morti fra la popolazione civile a causa della militarizzazione sono circa 40.000 dagli inizi degli anni ‘80 e non si contano i casi di violazione dei diritti umani, come abusi, traumi, minacce, intimidazioni.

In questo quadro socio politico economico molto complesso e difficile, ARCI Toscana si avvale della mediazione e della guida dell’associazione ARCSEA, con la quale collabora da più di dieci anni, realizzando vari interventi in difesa dei diritti dei bambini. Tutti i progetti sono decisi insieme al nostro partner, perché sono loro che sanno indicare le priorità e i luoghi d’intervento.

TIPOLOGIA DI INTERVENTI

I nostri interventi nelle Filippine sono concentrati nell’implementazione dei progetti presso le comunità dei poveri urbani di Manila e presso le popolazioni indigene, spesso le più emarginate.

In tutti e due i contesti i progetti cercano di migliorare la vita dei bambini all’interno di una comunità. E’ difficile, quasi impossibile, fare adozioni a distanza di un singolo bambino in una baraccopoli dove la povertà estrema tocca ogni famiglia, ecco perché la scelta dell’ARCI, condivisa e fortemente voluta dal nostro partner ARCSEA, di aiutare l’intera comunità offrendo accesso ai servizi base: istruzione, educazione, accesso ad acqua e corretta alimentazione; i nostri interventi tendono anche a rafforzare la consapevolezza dei loro diritti e la solidarietà fra la popolazione.

ARCSEA e Arci hanno condiviso quindi la scelta di costruire dei day-care centre, per creare uno spazio fisico di aggregazione e mettere in pratica una serie di attività per i bambini, come le attività per i bambini in età prescolastica e i laboratori del dopo-scuola. Nell’ambito dei progetti che coinvolgono le popolazioni indigene Manobo, Dumagat e Blaans, i Day-care centre diventano vere e proprio scuole, perché si trovano in zone dove le scuole statali non sono presenti (le più vicine a volte distano 5-6 ore a piedi, un percorso impraticabile durante le stagioni delle piogge). Creando spazi per i bambini e ragazzi, si riduce il numero dei bambini esposti ai pericoli della strada, come prostituzione, abuso di alcol e droghe. Inoltre, l’associazione ARCSEA organizza la formazione per le cosiddette “para-teachers” ovvero le donne delle comunità che diventano educatrici dei bambini in età prescolastica; viene così creato un sistema di supporto per i bisogni che lo stato non riesce a coprire.

 

LIBANO: il centro per bambini lavoratori di Tripoli

Dove

Libano, città di Tripoli, quartiere di Bab et-Tebbaneh.

IL CONTESTO

Il Libano ha subito profondi cambiamenti politici ed economici. Nel 1990 ha visto la fine di quasi 25 anni di guerra civile che hanno creato conseguenze terribili per il paese come la devastazione di molte regioni, centinaia di migliaia di rifugiati, la morte di molte persone, oltre ad un alto numero di orfani, disabili e un tasso di povertà crescente.

Secondo il Rapporto UNDP di sviluppo nazionale per il Libano (2008-2009), la povertà è un problema grave in Libano: che implica che quasi 300 mila individui in Libano non sono in grado di soddisfare le loro esigenze alimentari e non alimentari di base. Il numero di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà è aumentato negli ultimi dieci anni.

Un contesto in cui, nonostante il Governo spenda circa il 3 % del PIL per l'istruzione, si verificano tassi di abbandono scolastico altissimi. Di conseguenza, tantissimi bambini restano analfabeti, o come succede nel nord del paese dove si trova Tripoli, poco meno della metà dei ragazzi abbandona la scuola subito dopo le elementari, avviandosi, a causa delle condizioni di estrema povertà, al lavoro. Secondo i dati UNICEF , oggi in Libano sono ancora circa 100.000 i bambini impiegati come ambulanti, spazzini, lustrascarpe, facchini, in officine meccaniche e di fabbri, nonché come costruttori.

La città di Tripoli e una delle più povere del paese e il quartiere di Bab et-Tebbaneh, in cui sorge il centro della Fondazione Renè Moawad, è anche uno dei più instabili: la popolazione viene spesso coinvolta in scontri armate e violenze tra diverse fazioni.

LA CAMPAGNA: IL CENTRO DI BAB ET-TEBBANEH

L’Arci, all’interno della campagna “Il Cuore si scioglie”, lavora soprattutto nel quartiere di Tripoli di Bab et-Tebbaneh, uno dei più poveri del paese. In particolare Arci Toscana sostiene un centro per bambini lavoratori, così da dar loro la possibilità di tornare a frequentare la scuola. In particolare sono stati organizzati dei corsi di recupero per le materie principali: lingua araba, lingua francese e matematica. Sono state create 5 classi così da dare modo a tutti i ragazzi di poter agevolmente frequentare i corsi (anche grazie al fatto che le lezioni si tengono in orari “inusuali”) e sostenere gli esami di fine anno. Inoltre di pomeriggio la scuola rimane aperta non solo per aiutare i ragazzi a svolgere i compiti (a tale scopo sono messi a disposizione di ragazze e ragazzi libri e computer) ma anche per diventare un luogo dove i ragazzi possono giocare: vengono infatti organizzate, da parte delle operatrici del centro, delle attività ludiche di gruppo che aiutano i frequentatori del centro a tornare a essere veramente bambini.

Il centro è così divenuto negli anni un punto di riferimento socio-culturale e ricreativo per i bambini e gli adolescenti di Bab et-Tebbaneh, che qui frequentano corsi sui loro diritti, fanno visite mediche e laboratori sulla salute e l’igiene, organizzano feste e manifestazioni sportive.

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