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La difesa del principio di accoglienza è la difesa dei valori della Costituzione

Bugli, Biffoni, Zappolini e Smuraglia: al MIA di Arci il richiamo alla difesa del modello Sprar e all’unità contro la ‘barbarie di quest’epoca’ che mette in discussione il valore della solidarietà.

 

È stato il protagonista indiscusso della prima giornata del Meeting Internazionale Antirazzista di Arci a Cecina: il sistema di accoglienza diffusa dello Sprar, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati di cui la Toscana rappresenta un modello virtuoso da anni e sulla cui difesa si sono incentrati gli incontri del primo giorno al MIA.

Il Viminale ha infatti, al momento, bloccato i fondi destinati ai progetti Sprar, con conseguenze che preoccupano enti locali e associazioni.

Ne hanno parlato, oltre ai Comitati Arci riuniti in assemblea, tutti gli ospiti della prima giornata: l’assessore regionale Vittorio Bugli, il sindaco di Prato e presidente di Anci Toscana Matteo Biffoni, la Caritas con Caterina Boca e la rappresentante di Legacoopsociali Roberta Tumiatti, Don Armando Zappolini presidente del CNCA – Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza e quello del Cocis (Coordinamento delle Organizzazioni non Governative) Giovanni Lattanzi, della Consulta internazionale Forum Terzo Settore.

È il responsabile immigrazione di Anci nazionale Biffoni il primo a esprimere preoccupazione per il futuro: “Sono 35 mila gli ospiti in Italia dello Sprar, e molti comuni chiedono ancora oggi di entrare nel sistema” che ha la propria bontà proprio nel gestire, con la collaborazione di tutti i livelli istituzionali e la società civile organizzata, piccoli numeri di persone di cui si segue il percorso d’inserimento. “L’intervento di questo Governo in materia, con le restrizioni sul diritto d’asilo, rischia di essere un peggiorativo perché stringere troppo le maglie senza avere la capacità di rimpatriare, rischia di essere un clamoroso boomerang e saremmo noi sindaci i primi a subirne gli effetti”.

La difesa dello Sprar dunque è la difesa di un modello d’accoglienza efficace, efficiente e diffuso sui territori, capace di creare un rapporto di conoscenza e vicinanza tra persone accolte e comunità ospitanti. La difesa dell’accoglienza – principio fondante della comunità, sancito dal diritto internazionale e scritto in Costituzione – crea un legame ideale con la resistenza e l’antifascismo. Legame che è stato rappresentato anche nella costruzione del primo giorno: incentrato sull’accoglienza e concluso con l’incontro tra l’assessore Bugli e il Presidente emerito di ANPI Carlo Smuraglia, intervistati dalla giornalista Teresa Rabotti. “La storia purtroppo ha sempre bisogno di essere riscritta”. Ha sottolineato l’assessore Bugli, “Con l’odio razziale e la violenza, questo Paese ha già avuto a che fare, con conseguenze terribili. Oggi si rimette in discussione l’antirazzismo e si istiga all’odio, 80 anni dopo l’emanazione delle leggi razziali. Le nostra Repubblica ha una posizione chiara, quella che è scritta nella nostra Costituzione: no a distinzioni di razza, colore e ceto sociale. Noi rappresentanti delle istituzioni, a tutti i livelli, sulla Costituzione giuriamo, ed è nostro compito applicarla con rigore”.

E sui nuovi fascismi e come contrastarli, sono stati concordi e netti sia don Zappolini sia Carlo Smuraglia: “I partigiani hanno vinto perché insieme hanno combattuto, si sono uniti per un obiettivo comune. Il nostro obiettivo”, ha chiosato Zappolini, “è quello di scalfire i muri, con il lavoro quotidiano di tutti. Contro questo clima violento è fondamentale non essere neutrali.” La mobilitazione, dunque, come ha richiamato in chiusura di serata il Presidente Smuraglia: “Per noi partigiani si trattò di scegliere, di prendere in mano il nostro destino per un istinto di libertà, quell’istinto che porta a prendere in mano il proprio destino. Dobbiamo combattere questo clima d’odio e l’indifferenza strisciante e lo dobbiamo fare usando le armi della cultura e della diffusione della conoscenza: promuoviamo la partecipazione come esercizio più alto della sovranità popolare”.

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