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Singing for peace: cultura e musica rompono le barriere e distruggono i pregiudizi

Più di 30 i bambini che hanno partecipato al laboratorio sul rap e l’hip hop come espressione di sé, che si è svolto dal 6 al 9 febbraio a Tripoli del Libano, all’interno del progetto finanziato dalla UE “Singing for peace” curato da Arci Toscana.

 

Protagonista il gruppo hip hop romano “Assalti Frontali”. Il luogo di questo incontro, che ha visto la nascita di una canzone e di un video, è stato il centro culturale per i bambini lavoratori che Arci Toscana ha messo in piedi dal 2002, insieme alla Fondazione René Moawad, per dare un’alternativa ai bambini del quartiere di Bab et-Tebbaneh a Tripoli, e accoglie sia bambini libanesi che vivono in condizioni di assoluta povertà, costretti a lavorare fin da piccoli, sia tanti bambini siriani rifugiati in Libano, ai quali non sono garantiti i diritti e i servizi essenziali, come il diritto all’educazione.

 

“La cosa sorprendente è stata la grandissima partecipazione delle bambine e delle ragazze. Ancor più interessante, se si pensa che all’inizio le famiglie erano contrarie alla loro partecipazione, ma le operatrici del centro”, come spiega la responsabile delle attività di cooperazione e solidarietà internazionale di Arci Toscana, Carla Cocilova “hanno fatto un lavoro culturale enorme per convincere le famiglie della bontà del progetto, della sua finalità e della sua rilevanza”. Così alla fine, le ragazze hanno partecipato numerose.

Ad affascinare i bambini e i ragazzi del centro per bambini lavoratori del quartiere di Bab et-Tebbaneh non è stata, però, solo la musica: “Militant A”, contina Cocilova, “ha tenuto il workshop e da subito si è creato un clima di empatia e disponibilità con i giovani ospiti del centro e con le operatrici. Tutti erano incuriositi da questo ‘strano’ gruppo: il Nano con il campionatore, Marcello con i rasta lunghi fino alle ginocchia, Pol G che faceva Beat Box con il microfono. Quattro giovani uomini che da Roma si sono spinti fino al centro culturale dove loro, bambini del quartiere più povero della città più povera del Libano, si incontrano per costruire il proprio futuro al riparo da guerre e odio. Quattro musicisti animati dalla convinzione che la musica debba recuperare il suo ruolo di ponte tra le culture e tra le singole persone, che le note e i suoni siano i fili attraverso cui intessere legami saldi e positivi.”

E così i tre giorni di laboratorio sono trascorsi tra rime e cori, con i bambini che, con grande facilità, sono riusciti a creare ciascuno la propria rima sotto il cappello delle parole chiave “Peace, Unity and Having Fun” e che hanno cantato con i rapper romani e con le operatrici, colonne portanti del grande lavoro che a Bab et-Tebbaneh viene svolto ogni giorno. E questo mentre dalla finestra si vedono alti gli scheletri dei palazzi con tutte le loro le cicatrici e i carri armati dell’esercito libanese sono nella loro base, ad aspettare di mettersi in marcia.

La delegazione, composta da rappresentanti di Arci Toscana, da alcuni ragazzi del Circolo Arci Karemaski Multi Art Lab di Arezzo e Arci Arezzo ha anche accompagnato gli Assalti Frontali per le strade del quartiere, dove i musicisti hanno girato delle scene di un loro videoclip, tra la curiosità e la partecipazione delle persone, perché, come ha detto un anziano signore, di fronte ai ragazzi, con le loro videocamere e ascoltando la loro musica: “Grazie, qui non viene mai nessuno”. Prima di lasciare Tripoli per Beirut, al centro culturale il laboratorio si è concluso con una festa. Festa che è stata la vera sorpresa per tutti quanti, perché ha visto insieme i bambini con i loro genitori, che hanno abbandonato presto la diffidenza e la compostezza iniziali, per lasciarsi travolgere dalle note e dalle parole di libertà composte e cantate dai propri figli.

Nei sorrisi e nella gioia incontenibile di quel pomeriggio sta il senso più profondo del lavoro svolto: la sensazione forte e distinta che realmente l’arte e la musica sono in grado di distruggere gli stereotipi, di far crollare i muri che spesso noi per primi innalziamo di fronte a qualcosa di nuovo o, semplicemente, di diverso. E soprattutto che per immaginare un futuro diverso, in cui i bambini abbiano finalmente diritto alla propria infanzia e a coltivare i propri sogni, sono proprio occasioni come queste i semi da gettare e da curare, con pazienza e impegno, sì, ma soprattutto con la consapevolezza che dal più piccolo gesto può scaturire qualcosa di dirompente. “Questa iniziativa”, chiosa Cocilova, “è stata la prova che con la cultura, e con la musica in particolare, si possono davvero rompere barriere, distruggere i pregiudizi, costruire legami veri. E questo all’Arci è la cosa che riesce meglio.”

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