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Il Forum Toscano del Terzo settore incontra Enrico Rossi

Si è svolto il 28 febbraio, presso la sala Arci, un incontro tra i rappresentanti delle associazioni del Forum Toscano del Terzo Settore e il candidato alla presidenza regionale Enrico Rossi. Nel corso dell’incontro è stato consegnato a Enrico Rossi un documento del Forum per lo sviluppo delle politiche sociali in Toscana, che trovate di seguito.

Il Forum Toscano del Terzo settore è attivo in Toscana dal 2000 e rappresenta le maggiori realtà dell’associazionismo, della cooperazione e del volontariato. Ne fanno parte: Acli, Agesci, Arci, Anpas, Avis, Auser, CNCA, CNV (Centro Nazionale Volontariato), Federsolidarietà-Confcooperative, Legacoop (ANTSC), Legambiente, Libera, MCL, Movimento Consumatori Toscano, Federazione RegionaleMisericordie, Uisp ed altre associazioni hanno già chiesto di farne parte. Il Forum ha rapporti con gli enti locali e in particolar modo con la Regione Toscana, con cui ha stipulato un Protocollo d’intesa nel 2003. Scopo del Forum è di farsi portavoce delle esigenze e delle richieste del terzo settore che rappresenta. Il terzo settore svolge attività fondamentali per il benessere dei cittadini. C’è una straordinaria complessità di offerte. Da servizi irrinunciabili che si misurano con situazioni difficili e che interessano tutte le categorie di persone, ad attività via via più semplici che riguardano l’intrattenimento e la socialità, ma che sono spesso fondamentali per definire la cultura diffusa e l’identità di un territorio.
Esiste una rivendicazione che attraversa, in maniera trasversale, le strutture che operano nel terzo settore. E’ la richiesta alle istituzioni di essere attente e tutelare gli interventi sociali intendendo con questo termine un ampio settore che comprende attività socioculturali, sociosanitarie, ambientali, ricreative, sportive.

Queste attività sono molto apprezzate e praticate dai cittadini. Tutte le inchieste dimostrano lo straordinario consenso di cui godono questi interventi e le associazioni che li organizzano. Ma sono spesso vissute dalle istituzioni pubbliche come “un lusso”, un aspetto interessante ma superfluo. Basti solo pensare quanti anni ci sono voluti per arrivare a riconoscere l’esistenza di “un terzo settore”, con peculiarità diverse dal pubblico e dal privato nonostante che alcune associazioni siano attive da centinaia di anni.
La riprova dell’importanza del terzo settore la si ha proprio analizzando le difficoltà che emergono nei territori carenti di una vita associativa democratica. In quei luoghi si assiste ad un moltiplicarsi delle marginalità e contraddizioni. In realtà la presenza del terzo settore amplifica la dimensione, le competenze e la qualità dello spazio pubblico.

Questo mondo pone una domanda di protagonismo alle istituzioni che comporta una riforma della vita pubblica. Si sono moltiplicati i modi, i luoghi e gli attori della società civile. Non siamo contro i partiti, che devono riformarsi, ma hanno una funzione importantissima per i percorsi democratici di una comunità. Si deve, tuttavia, prendere atto che, in forme da definire, occorre trovare strumenti nuovi, che prevedano una cessione di sovranità alle associazioni su alcune materie e che non si limitino alla sola consultazione ma che prevedano un ruolo più forte e decisionale del mondo associativo. Si tratta di un tema delicato e difficile. L’obbiettivo non è quello di una difesa corporativa del terzo settore, ma di facilitare la partecipazione dei cittadini e aumentare la qualità dei servizi del welfare.

L’utilità del terzo settore emerge ancora con maggiore forza in periodi di crisi come quello attuale. Ci sono meno risorse economiche, aumentano le tensioni soprattutto tra i settori più fragili di popolazione, si moltiplica la richiesta di servizi sociali. Occorre saper gestire i conflitti, bisogna costruire nuovi modelli di comunità ancorati a valori condivisi, occorre rafforzare i legami sociali, i percorsi di partecipazione e gli interventi di solidarietà. Si combattono la precarietà e le paure anche scommettendo sulla qualità delle relazioni tra gli uomini. Per tutto questo il terzo settore può rappresentare una risorsa straordinaria. Esso va vissuto come uno strumento che fa crescere la qualità dello spazio pubblico e le offerte del welfare locale e non come mero fattore di risparmio economico.

Va inoltre sottolineato che la grande diffusione del terzo settore è una peculiarità toscana. Da noi infatti, come in nessun altra regione d’Europa, esiste un tessuto diffuso e tradizionale di associazioni in tutti i campi di intervento sociale, con orientamenti culturali e religiosi diversificati e con un pluralismo di riferimento politico. Convivono insieme e si rafforzano a vicenda piccoli gruppi di interesse locale e grandi sistemi associativi, che sviluppano al loro interno volontariato, partecipazione, professionalità, impresa e che rappresentano un importante bacino di posti di lavoro. Non va sottovalutato che il terzo settore per sua natura ha bisogno di lavoro svolto da persone assai più che industria e agricoltura, che tendono a sostituire l’intervento umano con l’utilizzo di tecnologie. Per questi motivi illustri economisti ipotizzano per il futuro il terzo settore come uno dei pochi ambiti capaci di produrre posti di lavoro.

Naturalmente sottolineare le potenzialità del terzo settore toscano non equivale a non vedere anche le criticità. Per svolgere un ruolo significativo nella società toscana le associazioni, a partire da quelle più estese e complesse, devono fare un salto di qualità. Il rinnovamento deve essere anzi una tendenza sempre presente nelle associazioni per renderle adeguate a rispondere alle sfide della società moderna, che è in rapido e spesso difficile processo di trasformazione. Nascono strumenti che possono aiutare questi percorsi. Segnaliamo con favore il fatto che sia nata a Siena una Fondazione dedicata al terzo settore e con cui il Forum ha aperto una proficua collaborazione.

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